Dove vanno le Strade del Vino?

Strada Risposta: da nessuna parte.

Almeno, finchè continueranno a  comportarsi come spettatori passivi anzichè come protagonisti attivi del loro territorio.

A distanza di dieci anni dalla legge che le ha istituite (L.268/99), ad oggi le Strade del Vino registrate sono 140, ma solo un decimo di esse o poco più risultano "attive", frequentate e vive.

Le altre sono rimaste ferme al palo di partenza, oppure dopo uno sprint iniziale hanno lentamente rallentato l'attività, fino a fermarsi del tutto. Partire - o ripartire - è ovviamente sempre possibile, ma diventa un'impresa molto difficile se continuano a mancare alcuni essenziali presupposti. Proviamo a elencarli:

 

1) chiarezza dei ruoli tra i soci. La Strada del Vino è un'associazione di operatori, dove ciascuno deve avere ben chiaro il proprio compito e le proprie funzioni.                              " Chi non ha capito il proprio ruolo non ha senso che resti nella Strada – ha detto la prof. Magda Antonioli Corigliano dell'Università di Milano al recente convegno su "I mille turismi del vino" tenutosi al 43° Vinitaly – perchè proprio la passività con cui certi operatori aspettano i clienti costituisce una delle criticità delle Strade del vino”.

2) presenza di una strategia condivisa. La lamentela più diffusa tra gli operatori delle Strade è che "mancano i fondi". In realtà, quelle che mancano sono le idee: laddove esiste un progetto, i finanziamenti si trovano. Certo, spesso bisogna sborsare di tasca propria: ma il turismo del vino è un'attività imprenditoriale, non un passatempo. Se si vuole ricavarne un reddito, occorre fare degli investimenti.

3) sforzo costante di miglioramento. La percezione dell'enoturista è globale: della sua esperienza in un territorio considera tutto. Per questo bisogna fare in modo che il miglioramento non riguardi solo alcune parti, alcuni prodotti o alcuni aspetti dell'accoglienza, ma tutto l'insieme dell'offerta turistico-enogastronomica.

4) la presenza di un efficace sistema di informazioni all'interno della Strada... Se i soci non sanno cosa fanno gli organismi dirigenti dell'associazione, e se questi non riescono a coinvolgere i soci e a motivarli, subentra rapidamente un senso di stanchezza e di disiteresse ("ma che ci sto a fare io nella Strada del vino? non serve a niente!"), seguito da un altrettanto rapido processo di delega ("io pago la quota, perciò la Strada del vino deve mandarmi i turisti/clienti "). In realtà, la Strada - in quanto associazione - è un gioco di squadra: funziona se tutti partecipano attivamente, collaborando tra loro. Non possono esserci al suo interno delle componenti che viaggiano a velocità diverse. L'informazione interna alla Strada è pertanto un elemento essenziale (sebbene non sufficiente...) del processo di motivazione: non si può "affezionare" un socio alla Strada se non gli si dice quello che l'associazione sta facendo o ha intenzione di fare. Allo stesso modo, è necessario che i soci tengano sempre informata la "base centrale" delle loro iniziative e attività, in modo da amplificarne la visibilità e l'efficacia

5)...e all'esterno. Come si informano i soci dell'attività della Strada, così è necessario informare il pubblico.

E a questo proposito, l'uso delle nuove tecnologie diventa inevitabile. Piaccia o no, il turista enogastronomico è il più tecnologico di tutti: usa la rete per trovare informazioni, prenotare alberghi e ristoranti, costruirsi itinerari di visita. Ma un efficace utilizzo dei nuovi mezzi non può prescindere dalla loro conoscenza: ancora una volta, la formazione  diventa un elemento centrale dell'attività della Strada.

In conclusione, malgrado siano trascorsi già dieci anni, lo strumento Strada del vino è ancora agli inizi del suo utilizzo, anche perchè finora è stato usato poco e male: c'è tutto da fare e da costruire. 

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